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Le tribù di internet

E-LEARNING 2.0, SCUOLA E GLOTTODIDATTICA

L'uso del computer a scuola non è una innovazione di per sé. La tecnologia può essere utilizzata in aula mettendo tuttavia in atto una didattica di tipo tradizionale. Oggi, utilizzare i nuovi media per un apprendimento proficuo delle lingue significa utilizzare Internet e i nuovi scenari del Web 2.0 (blogs, wikis e VoiP) che rendono possibile una didattica collaborativa di stampo costruttivista. In questo modo insegnare ed apprendere online significa riprodurre, anche se in un ambiente virtuale, gli obiettivi prefissati da un approccio metodologico di tipo comunicativo

15/02/2007 Antonella Elia



Nella storia del CALL (Computer Assisted Language Learning)  il computer ha assunto diversi ruoli riflettendo le trasformazioni sia tecnologiche sia metodologiche di questi ultimi decenni.

 

Negli anni ‘60-’70 il computer è stato impiegato come tutor, dispensatore di esercizi a  ripetizione, come strumento capace di proporre e riproporre instancabilmente esercizi e spiegazioni un numero  infinito di volte e di valutare e  correggere immediatamente le risposte date dallo studente.  L’obiettivo didattico consisteva  nell’ acquisizione sicura delle strutture linguistiche secondo il modello strutturale comportamentista dominante nella prassi glottodidattica di quegli anni. Il software utilizzato era costituito da programmi appositamente costruiti per il raggiungimento specifico degli obiettivi linguistici prefissati.

 

Negli anni ’80 è esplosa l’era dell’approccio comunicativo nell’insegnamento delle lingue e del personal computer nel campo dell’elettronica. Nasce il “Communicative CALL”: se la lingua è comunicazione, lo studente deve essere attivo, operare delle scelte, produrre lingua in contesti comunicativi, piuttosto che manipolare lingua preconfezionata da ripetere e memorizzare; deve poter interagire con una macchina che sia flessibile rispetto ad una varietà di possibili reazioni e risposte. Il computer è un nuovo strumento tutoriale che guida lo studente dandogli maggiore possibilità di scelta, controllo e interazione. L’obiettivo è migliorare la padronanza linguistico-comunicativa (comprendere, produrre e ricostruire testi). Il software impiegato non è solo di tipo didattico, ma sono utilizzati anche  programmi di videoscrittura, dizionari e giochi linguistici per scopi didattici.  Fin qui il computer non porta nessuna rilevante novità nella prassi glottodidattica, se non che una maggiore efficienza e "produttività" procedurale nelle attività ed esercitazioni normalmente presentati dal docente in aula. In questa fase, il personal computer costituisce una novità, un cambiamento nella routine della vita scolastica e quindi una spinta alla motivazione nello studio da parte degli studenti … ma niente di più! Sostituisce a volte il docente, velocizza alcuni processi, costituisce una varietà nel normale svolgimento delle  lezioni. Ma è ancora troppo poco per la complessità di strategie e   competenze che possono essere dispiegate nel processo di apprendimento linguistico.

 

Nel corso degli anni ’90 ci sono state due profonde innovazioni tecnologiche, il computer multimediale e Internet che hanno rivoluzionato profondamente il ruolo del computer rendendolo un alleato formidabile del docente di lingue straniere, soprattutto di lingua inglese, la lingua della comunicazione globale on-line. Il computer è ora un potente mezzo di comunicazione, uno strumento da usare per trovare informazioni remote e distribuite su ogni argomento, per mandare e ricevere messaggi, scritti e orali. In breve, l’Inglese ed  Internet rendono possibile la comunicazione reale in classe con tutto il mondo, concretizzando le simulazioni comunicative in presenza dei role plays, del "facciamo finta che …..". Paradossalmente nella comunicazione on-line tutto è reale, anche se virtuale: la diversa tipologia di canali di comunicazione (scrittura, grafica, suono, immagini in movimento), la possibilità di integrazione delle abilità linguistiche in tutte le possibili combinazioni (lettura e scrittura, ascolto e scrittura, ascolto e parlato, ecc.), la possibilità di interagire con persone di tutto il mondo, la  scelta di percorsi di apprendimento individuali o di gruppo attraverso la partecipazione alle nuove classi virtuali create dall’e-learning e dai CMS. E’ proprio questo ciò  che cerchiamo di riprodurre in classe nell’insegnamento delle lingue: "Choice, information gap, feedback”. Sono queste le caratteristiche basilari   dello scambio comunicativo, che con difficoltà si riescono a riprodurre nelle continue simulazioni in aula quando si insegna una lingua straniera, dove purtroppo, nonostante la buona volontà, manca l’elemento essenziale: la motivazione vera alla comunicazione.

 

Infine, il nuovo millennio ha portato il passaggio ad una nuova fase tecnologica caratterizzata dai nuovi ambienti virtuali del Web2.0 che hanno  radicalmente mutato i ruoli degli attori coinvolti nella formazione. I docenti di lingue diventano "facilitatori" e gli studenti diventano co-docenti, generatori di conoscenza condivisa. La collaborazione si apre a tutti i componenti del processo formativo dando nuovi spazi di azione ai discenti, a cui è consentito fornire contenuti ed essere contemporaneamente fruitori e costruttori della propria conoscenza. L’appredimento delle lingue diventa  una conoscenza/competenza mediata da tecnologie web come RSS, contenuti di Video-Audio sharing, blog, wiki, tag, folksonomy, bookmarking, social networking. La formula classica dell'online learning di prima generazione non funziona più con le nuove generazioni di studenti. L'e-learning 1.0 (costruito rispettando le codifiche dei Learning Object) è carente sul piano dell'interattività e della collaborazione, troppo rigidi i ruoli di docenti, studenti e tutor. Il docente deve migrare verso nuove modalità digitali di pensiero per poter interagire proficuamente con le nuove generazioni.  L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web 2.0. Il centro della formazione deve essere il discente (student-centered learning) e non il formatore/docente o tutor, anche se online. Blog, wiki, videoblog, tag e feed RSS, rappresentano i nuovi "libri", matite, penne, righelli, compassi, forbici e colla. Le nuove conoscenze, il nuovo sapere viene posto in circolazione per essere a sua volta rielaborato da altri, in nuove forme di interazione in rete. Dalle comunità di apprendimento on line si approda a gruppi orizzontali che collaborano apertamente.

 

E così Internet con tutti i suoi servizi e le sue potenzialità  offre per la prima volta nella storia della glottodidattica un ambiente reale, anche se virtuale, in cui è possibile rendere autentico il bisogno di comunicare utilizzando una lingua diversa dalla propria.  Ma nella realtà, quale docente sa riconoscere e sfruttare concretamente le  potenzialità legate alla possibilità di produrre o operare in un ambiente che faciliti e moltiplichi le occasioni di comunicare  e collaborare online utilizzando una lingua straniera?

 

Introdurre il computer nella didattica non è mai di per sé una rivoluzione. La metodologia e l'approccio all'interno del quale si sceglie di lavorare deve essere invece necessariamente innovativo, coerente e con risorse, tempi ed obiettivi programmati. Si può usare il computer e restar fedeli ad un approccio didattico tradizionale (tradurre col computer, fare esclusivamente esercizi di grammatica col computer, copiare testi utilizzando programmi di videoscrittura e limitarsi a farne la correzione ortografica, seguire passivamente un corso di lingua su CD-ROM o online, riproducendo esattamente lo stesso tipo di lezione che si poteva realizzare in aula, magari col supporto di un audio o videoregistratore, ecc.). Certamente avremo dei risultati, perché tutto sarà più veloce, efficace e produttivo, grazie alla instancabilità e alle capacità del personal computer, tuttavia, non avremo prodotto nessun cambiamento di mentalità rispetto alla disciplina che insegniamo, né avremo sviluppato nei nostri studenti la consapevolezza delle vere potenzialità insite nell’uso dei personal computer a scuola.

 

Alcuni docenti, utilizzano di tanto in tanto il pc con i propri studenti, pensando di aver aggiornato in questo modo la propria didattica. Portano saltuariamente i ragazzi a "navigare" nell’ aula multimediale, iniziano progetti tandem e-mail con altre scuole e poi abbandonano i ragazzi a se stessi, progettano la produzione di ipertesti, perché tutto ciò è moderno e piace tanto ai ragazzi (e poi non ne concludono nemmeno uno) e comunque non riconsiderano la proprio metodologia, e non si mettono minimamente in discussione, e non  inseriscono il tutto organicamente nella propria programmazione curriculare. Le nuove tecnologie sono quindi viste come una specie di luna park, un luogo di  intrattenimento (certamente educativo), tra un lavoro "serio" e l'altro. Il personal computer è concepito, quindi, come uno dispositivo ludico, e non come uno strumento per realizzare e pubblicare produzioni proprie, sviluppare la creatività, studiare, comunicare e collaborare proficuamente online. In breve, questo tipo di utilizzazione didattica del computer in classe non porta,  di per sé, innovazione se si esclude, naturalmente,  l'elemento iniziale della novità.

 

La vera rivoluzione nell'insegnamento delle lingue straniere risiede ancora nella scelta dell'approccio comunicativo, che non riesce a dare i frutti sperati in termini di livello di padronanza linguistico-comunicativa dei nostri studenti alla fine dell’anno  scolastico, per il semplice motivo che moltissimi docenti, pur adoperando testi e sussidi più o meno tecnologicamente avanzati, continuano ad insegnare seguendo pedissequamente un approccio didattico tradizionale: regola, esercizi, traduzione, nonostante i numerosi finanziamenti dell’U.E., i piani nazionali di aggiornamento e i molteplici progetti linguistici internazionali in corso. D’altronde, anche dirigenti scolastici, ispettori e chi è in alto loco, non sembra preoccuparsi più di tanto della reale efficacia didattica dell’ICT e dell’e-learning nella prassi glottodidattica.

 

"Che fare dei computer distribuiti in grande quantità e con grande impiego di risorse finanziarie attraverso i numerosi  programmi nazionali  di sviluppo sulle nuove tecnologie?". Come organizzare i laboratori? Come curarne la manutenzione? Come aggiornare hardware e software? Come pianificare l'accesso di studenti e docenti in questi luoghi di auto-apprendimento o di apprendimento a distanza? Come aggiornare il corpo docente?

 

La  presenza di attrezzati laboratori multimediali nella scuola non è più cosa straordinaria. E’ arrivato il momento di  pensare alla formazione delle risorse umane e professionali che servano a rendere valido e didatticamente appropriato l'uso dell’attrezzatura tecnologica a disposizione. Non serve l'ennesimo corso di alfabetizzazione informatica, ma c’è la necessità di presentare idee ed esperienze didattiche multimediali da realizzare concretamente per motivare l’ acquisizione di expertise nell’utilizzazione di hardware e  software e la  familiarità con i nuovi ambienti di apprendimento virtuale online. I tempi sono oramai più che maturi per considerare il programma di sviluppo dell’ ICT come non concluso con la semplice distribuzione di computer alle istituzioni scolastiche, ma da dover completare con progetti di  formazione sulla Media Education che coinvolgano attivamente tutto il personale (docente e non) della scuola. Non vale il numero di coloro che dichiarano di aver frequentato i corsi di aggiornamento sull'uso del computer, ma il numero di chi effettivamente usa il computer costantemente nella  propria prassi didattica quotidiana, e questo secondo numero è purtroppo, ad oggi, ancora molto  esiguo, ma siamo certi … tempi migliori sono in arrivo per gli e-prof!

 

                                                                                                               


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