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Macchine per imparare

Computer e didattica: qualche riflessione

L' introduzione delle Nuove Tecnologie nella scuola necessita di una riflessione critica sull'utilizzo dei nuovi strumenti nella didattica.

30/06/2004 Lidia Faraldi



Un progetto di sviluppo della cultura informatica coinvolge necessariamente la scuola, in quanto luogo deputato alla creazione delle basi e dei fondamenti del sapere, del saper fare, dell’ essere. L’innovazione, però, è sempre accompagnata da miti di rappresentazione, sui quali è bene fare una riflessione ed una rielaborazione funzionale alla realtà in cui si opera.

Lo scenario attuale vede schierate diverse e opposte tendenze di pensiero nei confronti degli strumenti tecnologici: una catastrofista, caratterizzata da un forte allarmismo per i possibili rischi in cui potrebbero incorrere gli studenti con il loro uso; un'altra, che invece manifesta un forte entusiasmo per gli effetti benefici derivanti dall'uso delle nuove tecnologie; un'altra ancora, che si pone in una posizione di indifferenza intellettuale, rifiutando le implicazioni che, comunque, i nuovi strumenti comportano e comporteranno -anche a livello sociale-.

E’ quindi necessario avere un approccio fortemente critico nei confronti di strumenti, che possono portare grandi vantaggi al percorso didattico e di apprendimento, ma che, se introdotti e utilizzati in maniera selavaggia o superficiale, comportano grossi rischi di depotenziamento educativo e formativo.

Un insegnante non può e non deve correre il rischio di vedersi strumentalizzato dalle tecnologie, ma queste devono costituire il valore aggiunto della propria attività d'insegnamento.
Al docente si richiedono quindi nuove competenze pedagogiche e didattiche, legate all’ uso e al ruolo educativo della macchina. Egli dovrà occuparsi degli aspetti emotivi e relazionali del rapporto con le tecnologie; dovrà saper migliorare e facilitare, attraverso i nuovi strumenti, i processi di formazione; dovrà saper scegliere e progettare nuovi ambienti di apprendimento, di comunicazione e di esperienza.

In questo contesto ha poco senso pensare ad una didattica legata ad una sola modalità di trasmissione, cioè al modello classico della lezione in presenza confinata nel solo spazio dell’aula, ma si prospettano nuove modalità di insegnamento, focalizzate sulla costruzione del sapere, su nuove esperienze e su nuovi modi di comunicare e collaborare. La tradizionale struttura gerarchica del processo di istruzione si frantuma in una molteplicità di ruoli interpretati da nuovi attori. Lo spazio chiuso e statico dell’aula si apre ad una pluralità di luoghi di lavoro, anche remoti. Lo scenario dove attingere informazioni e fare ricerca si amplifica e si ramifica in direzioni diverse e aperte. La realtà si intreccia con la virtualità, consentendo applicazioni e simulazioni che potenziano le conoscenze, la comprensione e la visione poliprospettica del mondo.

L’insegnante, però, deve conservare un atteggiamento prudente e attento nei confronti degli strumenti che utilizza. Deve saper integrare l'attività informatica con la programmazione curricolare, senza incorrere nel rischio di delegare al mezzo, che potrebbe diventare esperienza ossessiva, stressante, isolante, diseducativa. Deve aver ben chiari gli obiettivi che vuole perseguire e valutare criticamente se davvero il computer offre un supporto, uno stimolo, un valore aggiunto al processo di apprendimento. Deve pertanto controllare, e quindi evitare, che lo studente si rapporti in maniera passiva e acritica col mezzo informatico. Deve anche saper dosare i tempi di utilizzo in maniera adeguata, per evitare sovraccarico da parte degli studenti, che potrebbe comportare danni a livello psico-fisico. Deve inoltre sapere valutare la qualità del software, che dovrebbe favorire processi mentali elevati, quali saper selezionare, trovare relazioni causa-effetto, ipotizzare, dedurre, prendere decisioni, trovare soluzioni. Deve giudicare quando l’uso del computer comporterebbe solo complicazioni e tempi indaguati per attività che si possono svolgere più agevolmente con i mezzi tradizionali. Dovrebbe inoltre rifuggire dalla suggestione delle mode tecnologiche passeggere, acquisendo la capacità di valutare quali pratiche possono rivelarsi davvero efficaci e avere la possibilità di radicarsi nel tempo.

Infine, l’insegnante che decide di utilizzare le nuove tecnologie nel suo percorso didattico, dovrebbe essere ancor più consapevole del suo ruolo come punto di riferimento continuo, indispensabile ed insostituibile per lo sviluppo psichico del discente, al quale è necessario trasmettere sicurezza e affidabilità.

Lidia Faraldi


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piccoletta - 24/08/2004 21:40:44

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